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Premessa Il paesaggio va inteso nella sua complessità di valori: naturalistico – ambientale, storico – testimoniale, antropologico – culturale, della percezione visiva. Esso inoltre è da considerarsi come il risultato di quelle relazioni che nei secoli si sono create fra gli elementi naturali e lo svolgersi delle vicende umane sul territorio. Queste hanno creato quel complesso mosaico, chiamato appunto paesaggio, in cui ogni pur piccola porzione di esso rappresenta un tassello strettamente legato al resto, da legami di natura storica, estetica, scientifica, ecologica.
Il paesaggio, come contenitore di tutti i beni presenti sul territorio, è quindi da considerarsi il bene culturale per eccellenza. In esso, quell’infinità di fenomeni e relazioni, che rimarcano la compattezza del concetto stesso di bene culturale, sono particolarmente evidenti.
Le trasformazioni sono insite nel concetto stesso di paesaggio poiché esso è un bene dinamico ed, in quanto tale, si trasforma in base alle nuove esigenze di vita che mano a mano si presentano per l’uomo. Nel fare i suoi interventi sul territorio, l’uomo dovrebbe però sempre tenere in considerazione la compattezza del paesaggio ed i legami che uniscono le varie parti di esso, risultato di migliaia di anni di storia, in modo che queste trasformazioni rappresentino un logico continuum. L’incapacità di lettura del territorio o la mancanza di volontà di farlo, hanno però spesso portato a realizzare interventi che, non tenendo conto di questo tutt’uno organico, hanno finito per creare profonde ferite nel paesaggio, ferite che spesso si traducono in dissesti idrogeologici e calamità artificiali di ogni genere. La stessa incapacità, infatti, di leggere la compattezza del concetto di bene culturale ha portato ad una lettura, segmentata del nostro paesaggio, in cui ogni pur piccola parte ha invece la sua logica di esistere nel contesto del territorio a cui appartiene. E così vengono realizzate strade ed infrastrutture in genere che vengono allagate ogni pur piccola precipitazione atmosferica in quanto l’incapacità di lettura o la riluttanza a tenere in considerazione ciò che proviene dal passato, ha portato a non tener conto delle forre naturali ed artificiali che l’uomo aveva creato nei secoli per il convogliamento delle acque piovane; si sono compiuti e si compiono regimazioni idrauliche con il restringimenti e il raddrizzamento dei letti e la eliminazione dei terreni di golena, di corsi d’acqua che per secoli erano stati sapientemente lasciati alle loro libere divagazioni, con conseguenze disastrose sulle popolazioni residenti; si consente il taglio lungo pendii scoscesi di querce secolari che per secoli erano state lasciate al loro posto in quanto indispensabili per consolidare il terreno, con la conseguente creazione di fenomeni franosi.
Il paesaggio della Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale, da una prima osservazione, si presenta pieno di ferite e quindi degradato sia nella sua componente antropica che in quella naturale.
Per poter eseguire una qualsiasi forma di analisi, propedeutica a qualsiasi programmazione per lo sviluppo di un territorio, è indispensabile innanzi tutto avere una chiara lettura del paesaggio, inteso nella sua complessità di valori, per riuscire ad individuare, non solo tutto ciò che rappresenta la sua identità ma anche le sue criticità. Questo consentirà di individuarne i bisogni per poter programmare interventi di recupero dell’area, ma anche di conoscerne le peculiarità con lo scopo di favorire il rilancio dei luoghi tramite un approccio che mette in stretta relazione la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale con strategie innovative in termini di sviluppo economico e sociale. Verranno qui di seguito quindi riportate a tale scopo tutte le indagini conoscitive sulle varie componenti paesaggio della Comunità Montana Versante Tirrenico Settentrionale ritenute necessarie per il raggiungimento di tale scopo.




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